Lorenzo Frati

Un’autentica e irresistibile vocazione è all’origine del percorso artistico di Lorenzo Frati (Firenze, 1991), scultore giovane per età ma con le idee già molto “mature” sugli obiettivi da raggiungere. Più che una scelta, dedicarsi alla pratica scultorea è stata una necessità dettata dall’innata passione per il disegno e per lo studio della forma. La stessa passione che lo ha spinto, ancora giovanissimo, a volerne sapere di più sull’argomento, trovando informazioni in alcuni filmati e tutorial sull’arte del modellare visibili su YouTube.

Gli spunti che ne ha tratto sono serviti a confermare il bisogno di avvicinarsi alla scultura in maniera professionale, apprendendo i segreti di quest’espressione artistica così antica e meravigliosa. L’essere stato allievo per due anni – 2015/2017 – del maestro Mario Pachioli, scultore apprezzato e conosciuto in Italia e all’estero, gli ha permesso di dare una forma concreta a questa vocazione, portandolo a cimentarsi nelle due tappe senza le quali una scultura non può nascere: il disegno e il modellato, vale a dire lo studio della figura e l’atto del plasmare la materia. Un’esperienza che lo ha indirizzato alla rappresentazione della figura umana declinata sia con pose classiche che con interpretazioni “pop”, trovando così il modo di far convivere all’interno dello stesso repertorio volti di matrice accademica e personaggi di fantasia.

Due anime all’apparenza molto distanti, a giudizio di alcuni addirittura “inconciliabili”, ma Lorenzo sa bene che la scelta del soggetto non è più importante della sensazione indescrivibile che lo scultore prova nel vedere la materia rispondere ai suoi gesti, assumere poco a poco una forma, essere “viva” e pronta a farsi trasformare dalle sue mani. La figura è importante, certo, e occorre studiarla con il sottile quanto difficile strumento del disegno, ma è con la materia che Lorenzo intrattiene un rapporto quasi “amoroso” che spesso e volentieri diventa anche una vera e propria sfida con l’opera e con se stesso.

Ed è proprio questo amore a volte persino bellicoso che lo spinge a continuare, a non fermarsi alla prima difficoltà. Anzi, per prepararsi ancora meglio a superare gli scogli che la scultura pone davanti all’artista, ha deciso, dopo il corso da Pachioli, di continuare a formarsi studiando restauro alla Bottega degli Artisti dell’Opera del Duomo a Firenze, corso che lo vede impegnato tutt’oggi: un passo ulteriore verso una conoscenza profonda e trasversale della scultura e della sua anima “marmorea”. Dalla scultura “per via di porre” alla scultura “per via di levare”, avrebbe detto l’ineguagliabile Michelangelo: modi diversi di approcciarsi all’arte scultorea, entrambi difficili ed entusiasmanti. Ma per il momento Michelangelo sembra a Lorenzo un modello troppo lontano, e la scultura in marmo un banco di prova in cui cimentarsi nel prossimo futuro. A lui piacciono i grandi romantici dell’Ottocento, Medardo e Rodin, scultori pieni di ardore e di passione, capaci di trasferire la verità dell’emozione nella materia, di farla vibrare tra le loro mani e sotto lo sguardo dell’osservatore.

Lo stesso effetto che Lorenzo cerca di ottenere facendo di tutto affinché la forma, una volta modellata, racconti a chi l’osserva ciò che di sé l’artista ha trasferito nella figura. Ecco perché, soprattutto di fronte a certi suoi ritratti, il soggetto raffigurato passa in secondo piano rispetto alle increspature della superficie, all’alternarsi di zone in luce ed altre in ombra che sembrano richiamare, una per una, tutte le emozioni che lo hanno accompagnato nel realizzarle.

È un artista appassionato, Lorenzo, un giovane pieno di curiosità ed entusiasmo che non ha temuto di confrontarsi, come ha fatto, con il giudizio della gente, esponendo già diverse volte in alcune gallerie come la Fonderia a Firenze. Un percorso ancora tutto in divenire ma già ricco di grandi promesse…

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